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In ricordo di Enrico

Non è facile ricordare chi non c’è più: si corre il rischio di essere banali. Soprattutto se si tratta di Enrico Enrilli, che banale non è mai stato e che ci ha lasciato lo scorso 8 agosto. Proveniente dalla FEMSA di Torino, era approdato in Bosch nel 1984, presso l’allora settore “Ricambi per veicoli’. Prima in amministrazione vendite, e poi con lo specifico incarico di supportare i colleghi, ha saputo essere di grande aiuto per molti di noi. Da gennaio 2008 aveva raggiunto la meritata pensione, ma a febbraio, prima che la malattia lo costringesse a casa, era già alla sua scrivania in qualità di consulente Bosch. Come collega e come uomo, Enrico è stato un maestro per tanti: un vero punto di riferimento grazie alla sua esperienza, intelligenza e curiosità, che lo ha spinto ad affrontare sempre nuove sfide con entusiasmo e a vivere il lavoro come un’opportunità per conoscere nuove persone e per far girare il cervello, come spesso diceva. Una persona sincera, sempre rispettosa delle idee altrui ma senza timore di esprimere le proprie, anche se controcorrente. Lettore accanito - sognava, un giorno, di aprire una libreria -, amava anche cucinare e viaggiare, senza dimenticare che in passato era stato giocatore di pallacanestro. Ma Enrico era, soprattutto, il marito di Emilia e il padre di Francesca, al cui profondo dolore si sono uniti tutti i colleghi della Bosch di Milano. Se n’è andato come ha vissuto: con discrezione, anche negli ultimi dolorosi mesi. Era un uomo di poche parole, ma il silenzio che ha lasciato è frastornante. (Di Daniela Colellabella, Vendite Automotive Aftermarket.)