Era il 1978 quando Bosch presentava,
prima al mondo, un impianto frenante
antibloccaggio denominato ABS;
un sistema che oggi equipaggia, di
serie, ogni nuova auto. A quel tempo,
i responsabili Bosch annunciarono
di aver inventato il freno pensante
e a ragione, visto che l’ABS si
sarebbe rivelata un’innovazione
fondamentale nel campo della
sicurezza attiva dell’auto. Evitando il bloccaggio delle ruote, infatti, fa sì
che il veicolo rimanga stabile durante
la frenata e riesca a mantenere la
traiettoria impostata dal conducente, abbreviando globalmente anche gli spazi di arresto. Alla sua apparizione, 30 anni fa, l’ABS Bosch venne subito adottato da Mercedes mentre,
presso le case auto italiane, trovò la sua prima applicazione nel 1984, a bordo dell’ammiraglia Lancia Thema.
Due soli anni dopo (1986), Bosch raggiunge la quota di un milione di esemplari prodotti. Da allora, è stato un successo in crescendo: superati i 100 milioni di sistemi ABS pochi anni
fa, la storia di questo dispositivo in grado di salvare la vita si è oggi legata a doppio filo con l’ESC (il controllo elettronico di stabilità), sua naturale evoluzione. E se, oggi, guidiamo vetture che anche nelle situazioni più estreme non bloccano le ruote, non pattinano e sono in grado effettuare autonomamente interventi correttivi per evitare perdite di stabilità, lo dobbiamo alle capacità dei ricercatori Bosch e alla loro lungimiranza nell’industrializzare, 30 anni fa, proprio l’ABS.