Già nei primi mesi del 2009, Bosch ha superato la quota dei 50 milioni di common rail
prodotti: un sistema di motormanagement, questo, che ha letteralmente trasformato
il motore diesel. Introdotto, per prima, da Bosch nel 1997, il common rail trova subito
applicazione sulla 156 JTD dell’Alfa Romeo e sulla C 220 CDI della Mercedes. Da allora,
il numero di vetture equipaggiate con questo sistema è cresciuto vertiginosamente e,
oggi, tutte le grandi case automobilistiche si affidano a Bosch, che soddisfa le richieste
producendo i componenti del common rail in 15 diversi stabilimenti dislocati in Europa,
Asia e America. Nel confronto con un motore a benzina, un diesel equipaggiato con
common rail vanta consumi di carburante ridotti di oltre il 30% e un buon 25% in meno
di anidride carbonica immessa nell’atmosfera. In più, da settembre, con l’introduzione
della normativa Euro 5, i valori degli NOx per i diesel devono risultare inferiori di circa
il 95% rispetto a quelli dei primi Anni ‘90, mentre il particolato deve essere ridotto
del 97%, sempre considerando il medesimo intervallo di tempo. Perfezionando
ulteriormente la tecnologia del common
rail, Bosch ritiene di poter continuare a
dare sostanziali contributi all’ambiente
e al portafogli degli automobilisti,
riducendo ulteriormente emissioni
e consumi. Il motore a combustione
interna ha, infatti, un potenziale di
sviluppo ancora molto elevato e, sempre
secondo Bosch, rappresenterà anche
nei prossimi anni la scelta numero uno
per l’auto, con la differenza di una più
ampia gamma - rispetto all’attuale - di
combustibili utilizzati e della diffusione
di soluzioni ibride. Ma almeno fino al
2020, secondo le proiezioni Bosch, i
motori a combustione interna equipaggiati
con sistemi evoluti di iniezione diretta,
continueranno a dominare, rispettando,
grazie alle nuove tecnologie che verranno,
normative sempre più rigorose