
Nel 1976, trentadue anni fa, Bosch è
stata la prima a sviluppare e a offrire
alle case auto la sonda lambda e, lo
scorso mese di maggio, la produzione
di questo componente ha raggiunto
la quota di 500 milioni di unità.
Utilizzata per il controllo delle
emissioni nei motori sia benzina che
diesel, la sonda lambda è immersa nel
flusso dei gas di scarico e ha il compito
di rilevare la quantità d’ossigeno
presente, dando modo alla centralina
del motormanagement di ottimizzare
il rapporto aria-carburante. Oggi,
dagli stabilimenti Bosch, escono
ogni ora ben 5.000 sonde lambda,
che vanno a equipaggiare le vetture
delle più disparate case auto. Ma, in
officina, cosa è importante ricordare
a proposito di questo sensore?
Prima di tutto che, nell’ambito della
manutenzione periodica del veicolo,
è sempre opportuno verificare la
sua funzionalità. A questo proposito,
Bosch consiglia controlli regolari ogni
30.000 chilometri, con intervalli di
sostituzione specifici a seconda del
tipo di sensore installato. Le sonde
lambda non sono, infatti, tutte uguali
e si distinguono in: non riscaldate,
riscaldate a 3 fili, riscaldate a 4 fili,
planari e planari a banda larga, con
intervalli di sostituzione che vanno
dai 50-80 mila chilometri delle prime
ai 160 mila delle ultime.
La funzione

La sonda lambda, solitamente
posizionata a monte del catalizzatore,
serve a informare la centralina circa
la quantità d’ossigeno presente
nei gas di scarico. Per indicare
l’effettiva composizione della miscela
bruciata dal motore rispetto a quella
teoricamente necessaria, si è scelto
il coefficiente lambda. Ad esempio,
nel motore a ciclo Otto, il rapporto
stechiometrico è di 14,7 parti d’aria
per 1 parte di benzina e quando
lambda è pari a 1, la massa d’aria
immessa nei cilindri corrisponde
al rapporto stechiometrico teorico.
Se lambda è inferiore a 1, la miscela
è ricca (ovvero vi è un eccesso di
carburante); se lambda è superiore
a 1, la miscela è povera e il motore
lavora con eccesso di aria. Le sonde
lambda devono rilevare il rapporto
stechiometrico in una gamma
particolarmente ampia, in modo che
poi sia possibile ricondurlo fino al
valore desiderato. Le sonde a banda
larga sono l’ideale per i motori che
funzionano con miscele magre, per i
diesel o per attivare la rigenerazione
degli NOx nei convertitori.